Sequenza di email automatiche attivate dalle azioni del cliente

Email automation: i flussi che ogni PMI dovrebbe avere

Tabella dei Contenuti

C’è un’email che quasi nessuna PMI manda, e che vale più di mille newsletter: quella che arriva alla persona giusta nel momento esatto in cui le serve.

Il problema non è scrivere belle email. È mandarle al momento giusto, sempre, anche quando il team è sommerso. Ed è proprio lì che l’invio a mano fallisce.

La domanda giusta non è “ogni quanto mando la newsletter”, ma: quali email avrebbero senso in risposta a quello che fa il cliente, e potrebbero partire da sole? Perché l’email automation è questo, far partire l’email giusta da un’azione, non da un calendario.

In breve: l’email automation fa partire email automatiche in risposta a ciò che fa la persona (si iscrive, compra, abbandona il carrello, smette di aprire). I flussi essenziali per una PMI sono pochi: benvenuto, recupero del carrello, follow-up post-acquisto, riattivazione di chi si è raffreddato. Pochi flussi ben fatti rendono più di tante newsletter spedite a tutti. Si parte dai due o tre più utili, non da una macchina complicata.

Email automation non è newsletter

La confusione di partenza è questa, e cambia tutto.

La newsletter la decidi tu: scegli un contenuto e lo mandi a tutta la lista, nello stesso momento. È uno-a-tutti, guidata dal tuo calendario.

L’email automation la decide il comportamento della persona: parte quando qualcuno fa qualcosa che rende quel messaggio sensato. È uno-a-uno, guidata da chi riceve. Per questo arriva pertinente, e per questo funziona meglio.

Le due cose convivono: la newsletter tiene il contatto nel tempo, l’automation lavora sui momenti che contano. Ma è l’automation a fare il lavoro silenzioso che porta risultati. Fa parte della marketing automation per PMI, di cui le email sono lo strumento più immediato.

I flussi essenziali, in ordine di utilità

Non servono venti flussi. Ne bastano pochi, fatti bene. Questi sono quelli da cui partire, dal più redditizio.

Benvenuto. Chi si iscrive è nel momento di massima attenzione. Una piccola serie che presenta l’azienda, dice cosa aspettarsi e offre un primo motivo per restare vale più di qualsiasi invio successivo. La prima impressione si gioca qui.

Recupero del carrello (o della richiesta). Chi aggiunge un prodotto e non compra, o chiede un preventivo e si ferma, era a un passo. Un promemoria gentile al momento giusto recupera una parte di quelle vendite perse. È spesso il flusso con il ritorno più alto in assoluto.

Follow-up post-acquisto. Dopo l’acquisto: un grazie, le informazioni pratiche, e più avanti una richiesta di recensione o un suggerimento collegato. Trasforma un acquisto in una relazione.

Riattivazione. Chi non apre più da tempo non è ancora perso. Un’email pensata per riavvicinarlo, prima di smettere di scrivergli, recupera contatti che altrimenti si spengono in silenzio.

Nurturing. Chi ha mostrato interesse ma non è pronto va accompagnato nel tempo, con contenuti utili, fino a maturare. È un flusso a sé, che merita spazio: lo trovi in lead nurturing: da contatto freddo a cliente.

Cosa fa funzionare un flusso (e cosa lo rovina)

La differenza tra un flusso che porta risultati e uno che finisce nello spam non sta nella tecnologia. Sta in poche scelte.

Il momento giusto. Un promemoria del carrello dopo dieci minuti è premuroso, dopo cinque giorni è inutile. Il tempismo è metà del lavoro.

La pertinenza. L’email deve parlare di ciò che la persona ha fatto, non di tutto il catalogo. Più è centrata, più funziona.

Il limite. Un flusso che manda troppo, troppo spesso, stanca e fa disiscrivere. Meno email giuste battono più email a caso.

La possibilità di fermarsi. Disiscriversi deve essere facile. Trattenere le persone a forza brucia la fiducia che l’email serviva a costruire.

Sotto, c’è sempre un dato che fa partire il flusso: un’iscrizione, un acquisto, un carrello. Per questo l’email automation funziona davvero solo se è collegata ai sistemi giusti, lo stesso principio del far parlare gli strumenti che già usi.

Gli errori che vediamo più spesso

  • Mandare di più invece che meglio. Aumentare la frequenza non aumenta i risultati: aumenta le disiscrizioni. La pertinenza viene prima del volume.
  • Scrivere il flusso una volta e dimenticarlo. Offerte scadute, link rotti, toni vecchi: un flusso non revisionato invecchia male.
  • Trattare tutti uguali. Mandare lo stesso messaggio a chi ha appena comprato e a chi non apre da un anno è uno spreco. I flussi servono proprio a distinguere.
  • Nascondere la disiscrizione. È controproducente e, in molti casi, contro le regole. Una lista pulita di persone interessate vale più di una grande lista di scontenti.
  • Non guardare i numeri. È il rischio più strategico: un flusso che gira male per mesi, senza che nessuno controlli aperture e clic, danneggia la reputazione del mittente in silenzio.

Domande frequenti

Pochi, fatti bene. Bastano benvenuto, recupero del carrello e follow-up post-acquisto per coprire i momenti che contano. La riattivazione e il nurturing si aggiungono dopo. Meglio due o tre flussi curati che dieci abbozzati che nessuno mantiene.

Spesso il recupero del carrello o della richiesta abbandonata: intercetta persone che erano già a un passo dall’acquisto e si sono fermate. A parità di sforzo, è tra i flussi con il ritorno più alto. Subito dietro, il benvenuto, perché arriva nel momento di massima attenzione.

Rischia di finirci se mandi troppo, a contatti che non ti hanno dato il consenso, o senza una disiscrizione chiara. Fatta bene, con consenso, pertinenza e frequenza giusta, è l’opposto dello spam: arriva quando serve e per questo viene aperta.

Sì, serve uno strumento che faccia partire le email dai comportamenti e si colleghi ai tuoi sistemi (sito, e-commerce, gestionale). La scelta dello strumento, però, viene dopo aver deciso quali flussi ti servono, non prima.

No. La newsletter la mandi tu a tutti quando vuoi; l’email automation parte da sola in risposta a ciò che fa la persona. Convivono: la newsletter mantiene il contatto, l’automation lavora sui momenti decisivi. È l’automation a fare il lavoro silenzioso che porta più risultati.

Poche email giuste, al momento giusto

Guarda i momenti in cui un cliente fa qualcosa di importante (si iscrive, compra, si ferma) e chiediti se in quel momento riceve l’email giusta. Spesso la risposta è no. Raccontaci come usi le email oggi: capire quali flussi attivare per primi è una conversazione di mezz’ora, non un acquisto al buio.

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